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Un dato certo è quello che molti
giochi sono praticati, in modo simile, in molte regioni della
terra tra i popoli civili e quelli barbari e questo è un
fatto straordinario.
Osserva il Pitré “Questo fatto ha un grande significato
per l’etnografia e porta un certo contributo nelle spiegazioni
di alcuni fenomeni psicologici e sociali. Ci sono degli svaghi
come quello dell’anello o del cerchio o della palla o della
trottola o della moscacieca che si riscontrano sia fra i popoli
dell’Europa che tra i negri dell’Africa, sia fra gli
indigeni dell’America che nelle tribù selvagge dell’Oceania.
Ciò dimostra che vari giochi hanno un fondo comune di tradizione,
cioè uno l’ha imparato dall’altro, in epoche
quando gli uomini delle primitive sedi dell’umanità
si portarono nelle diverse contrade, modificandoli e adattandoli
ai nuovi ambienti e alle nuove abitudini.” Il grande folclorista
siciliano afferma che almeno un terzo di giochi conosciuti in
Italia nell’Ottocento era patrimonio dei fanciulli e degli
adulti di gran parte dell’Europa. In questo lavoro vengono
riportati, in alcuni casi, nomi di giochi simili praticati in
varie regioni italiane, non sempre, però, questi giochi
sono perfettamente uguali, anzi spesso ci sono differenze nei
regolamenti e nello stesso modo di giocare. Questo è il
segno evidente della grande originalità e creatività
che sta alla base dei giochi ma, che non esclude l’evidente
collegamento tra le svariate espressioni. La
maggior parte dei giochi di ieri si svolgevano all’aria
aperta, erano passatempi semplici, salutari e più adatti
alla vita di allora. Le case erano molto piccole e poco comode,
mentre di spazi liberi se ne trovavano in abbondanza, la piazza
diveniva un ottimo laboratorio. I momenti di tempo libero da dedicare
al gioco erano veramente pochi ma, quando questo accadeva, giocavano
tutti, grandi e piccini, e non mancavano gli spettatori che assistevano
alle prove. I giochi erano basati sulla destrezza, sull’agilità,
sulla velocità, sulla coordinazione ma principalmente sulla
forza fisica. A volte diventavano violenti ed aggressivi perché,
in parte, rispecchiavano i comportamenti sociali del tempo. I
giochi, sono sempre figli del tempo e si adattano al contesto
sociale nel quale si svolgono. Ieri non esisteva nessun disturbo
dall’esterno, niente TV, niente computer, scarsissima produzione
industriale di giocattoli con, in compenso, una solida presenza
di rapporti interpersonali e di socializzazione. Era considerato
importante lo stare insieme, anche i momenti di lavoro si trasformavano
in occasione di socializzazione. La persona allora era al centro
della società e il gioco era di tipo collettivo-creativo
e ad alto contenuto sociale. I bambini di oggi non sanno più
cosa voglia dire avere un cielo azzurro sulla testa, schiacciati
dalla loro passività di soggetti cresciuti davanti alla
TV, con gli occhi abituati ad incamerare sempre più immagini
e a produrre sempre meno parole. Ieri
il bambino non aveva bisogno dell’adulto, della guida, erano
indipendenti ed autonomi nel gioco prima e nella vita, poi; oggi
non sono abituati a scegliere, c’è sempre qualcuno
che provvede ad indirizzarli verso qualcosa e quando non c’è
l’adulto c’è bisogno del computer o di altro.
L’oggetto giocattolo è il nulla e dietro di esso
si aggrovigliano il vuoto delle relazioni umane e l’assenza
della fantasia, della creatività e dell’inventiva;
in questo modo il gioco, inteso come tempo della piena libertà
infantile, viene spogliato di spazi ampi e differenziati e mutilato
dei propri segni educativi quali il movimento, la comunicazione,
la fantasia, l’avventura, la costruzione, la socializzazione.
Il bambino, spesso, non sceglie in base alle sue esigenze ma viene
trascinato in forme di divertimento imposte, create artificialmente,
prefabbricate. Bambini che stanno insieme fisicamente ma che non
socializzano affatto, tra loro non si creano rapporti interpersonali
ma soltanto muri di isolamento e solitudine.

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