Il
gioco è sicuramente l’espressione più autentica
e spontanea dell’infanzia, è attraverso l’attività
ludica che si possono intravedere tendenze ed inclinazioni del
bambino. Dice il Pitrè “Il fanciullo è un
piccolo uomo e noi, fanciulli di una volta, possiamo, nei suoi
atti scomposti e meccanici d’oggi vedere o prevedere i
suoi atti relazionali di domani come nel breve, ahi! troppo
breve! periodo della sua età spensierata, studiare quelli
men brevi dell’agitata adolescenza e della non lieta maturità”.
I bambini possiedono l’istinto del gioco e questa attitudine
emerge già in tenera età. Il gioco è una
delle componenti principali nella formazione psico-fisica dell’individuo;
è occasione di socializzazione e di apprendimento; è
formazione ed educazione; il gioco stimola l’inventiva,
la curiosità, l’ingegno, la manualità, la
creatività; esso abitua alla competizione, alla riflessione,
al rispetto delle regole; attraverso il gioco si potenziano
abilità fisiche e motorie, contribuisce a formare la
mente; rappresenta, inoltre, un vero e proprio allenamento che
il bambino compie inconsapevolmente per avvicinarsi ed adattarsi
alla società degli adulti.
Con
il gioco, il bambino ritrova il sorriso e la spensieratezza
scordandosi dei piccoli malumori quotidiani. Giocando il bambino
misura l’ambiente, prende coscienza dello spazio, misura
le reazioni dell’adulto ed impara a vivere. Il Gioco favorisce
l’integrazione; l’attività ludica non prevede
in nessun modo, differenze sociali o fisiche o di razza, durante
le fasi di gioco si è solo partecipanti o concorrenti,
nient’altro.
I giochi, secondo Lhotzky, sono la parte più seria della
vita del bambino, sono il lavoro più grave che egli compie.
Il gioco, come trasposizione del lavoro, dove il bambino impegna
tutte le sue abilità e la sua creatività, per
riuscire nel gioco dà il massimo di sé, proprio
come fa l’adulto nelle attività lavorative.
La struttura-gioco, comprende una serie di componenti significative
e di grande interesse. Un elemento essenziale del gioco è
rappresentato dallo “spirito d’imitazione”.
Atti, opere, comportamenti vengono riprodotti dal bambino con
grande attenzione e con sorprendente spontaneità e vengono
adattati ai suoi giochi. Un’altra importante qualità
caratterizza l’attività ludica del bambino, la
“competizione” con tutte le peculiarità che
il termine presuppone: abilità, coraggio, azzardo valore
sociale.
Il
Guyot dice “In quasi tutti i giochi la più grande
soddisfazione sta nel trionfare su di un’antagonista,
l’amore della vittoria è una condizione di esistenza
per tutte le specie viventi, perciò abbiamo bisogno di
soddisfarla”. Non meno importante è l’elemento
“emozionale”, inteso come piacere di far parte del
gruppo, di partecipare al gioco, di sentirsi protagonista della
gara, di mettersi alla prova e di riuscire a superare le difficoltà.
Esiste, poi, nel gioco un intimo desiderio di “piacere”
e di “godimento”. La soddisfazione di riuscire a
vincere gli ostacoli arrivando a trasformare sensazioni ordinarie
in sensazioni piacevoli e gratificanti. Anche gli sforzi diventano
piacevoli e superabili come l’andare dietro ad un cerchio,
o l’inseguire una palla o il rincorrersi in lungo e in
largo. Per il Lagrange “La gioia è un tonico potentissimo,
un’eccitante di primo ordine nelle attività cerebrali:
essa è capace di aumentare la provvisione di energia
vitale di ciascun organo. Per l’infanzia poi il piacere
è necessario più che per gli adulti. Il fanciullo
ha bisogno di gioia come la pianta di luce; se viene privato
del piacere, deperisce e il suo aspetto somiglia molto a quello
dell’ammalato”.
